39) Khler. La psicologia della Gestalt.
Wolfgang Khler (Reval, Estonia 1887-Nothampton, Massachusset
1941) in questa conferenza del 1959, nel presentare la storia
della psicologia della Gestalt, riconduce le sue origini agli
studi sulla percezione, iniziati alla fine dell'Ottocento dallo
psicologo austriaco Christian von Ehrenfels (1859-1932) e poi
sviluppati da Max Wertheimer, i cui risultati non potevano essere
spiegati in base al presupposto - allora comunemente accettato -
che ogni singola sensazione fosse determinata da uno stimolo
corrispondente; percepiamo infatti una configurazione di insieme
o forma unitaria -Gestalt - che non  riducibile a una forma di
elementi separati (vedi lettura 38). A derminare la Gestalt sono i
rapporti di reciproca interazione fra i vari oggetti percepiti.
Khler sottoline a come questa concezione dell'attivit psichica
contrastasse con l'associazinismo meccanico con il quale si
spiegavano allora tutti i fatti psicologici. La scoperta di questo
principio di organizzazione nel campo percettivo port gli
psicologi della Gestalt a ricercarne la presenza anche in campi
diversi da quello della percezione, come in quelli della memoria,
dell'apprendimento, del pensiero (vedi lettura 40). Leggi di
organizzazione come quelle presenti nel campo psichico furono
viste operare anche nel campo della fisica. Queste
generalizzazioni delle teorie della Gestalt suscitarono
l'interesse di molti esponenti della cultura e della scienza, come
ad esempio dai fisici Max Karl Planck (1858-1947) e Max Born (1882-
1970).
W. Khler, Psicologia della forma oggi.
Vorrei cominciare con qualche rilievo sulla storia della
psicologia della Gestalt: non tutti i capitoli della sua storia
sono infatti egualmente conosciuti. Intorno all'Ottanta gli
psicologi europei rimasero molto colpiti dall'affermazione di von
Ehrenfels, secondo la quale sarebbero esistite migliaia di
percezioni (percepts), le cui caratteristiche non potevano
essere derivate da quelle delle loro componenti ultime, le
cosiddette sensazioni. Furono citati come esempi gli accordi
musicali e le melodie per la percezione auditiva, le
caratteristiche di forma degli oggetti visivi, il carattere del
ruvido e del liscio nelle impressioni tattili, e cos via. Tutte
queste qualit formali hanno una cosa in comune: esse permangono
inalterate, anche se gli stimoli fisici che le determinano vengono
variati, in modo per da mantenerne costanti i rapporti. A quei
tempi si riteneva in genere che le sensazioni fossero
singolarmente determinate dai loro rispettivi stimoli, e dovessero
perci cambiare quando questi ultimi subivano rilevanti
modificazioni. Come era allora possibile, in queste condizioni,
che le caratteristiche della situazione percettiva rimanessero
costanti? Donde provenivano le qualit formali? Le qualit di
Ehrenfels non sono ingredienti arbitrari di questa o quella
particolare situazione, che potremmo facilmente ignorare. A esse
appartengono le caratteristiche estetiche, sia positive che
negative, del mondo intorno a noi, e non soltanto quelle degli
elementi ornamentali, dei quadri, delle sculture, delle melodie, e
cos via, ma anche quelle degli alberi, dei paesaggi, delle case,
delle automobili, e delle stesse persone. Non occorre sottolineare
che i rapporti fra i sessi dipendono in misura notevole da moduli
appartenenti alla stessa classe. Bench sia arrischiato occuparsi
di problemi di psicologia come se non esistessero qualit di
questo genere, a cominciare dallo stesso Ehrenfels, gli psicologi
non sono stati capaci di spiegare la loro natura.
Ci vale anche per coloro che successivamente vennero chiamati
psicologi della Gestalt, incluso chi scrive. Le idee e le indagini
di Wertheimer si svilupparono in una direzione diversa e furono
anche pi radicali di Ehrenfels. Egli non si chiese come siano
possibili le qualit formali, bench la scena percettiva sia
fondamentalmente composta da elementi separati. Egli contest
invece questa premessa, la tesi secondo la quale gli psicologi
avrebbero dovuto cominciare col considerare tali elementi. Egli
sent che da un punto di vista soggettivo si  portati a ritenere
che tutte le situazioni percettive consistano di componenti molto
piccole, tra loro indipendenti, e che basandosi su questa idea sia
possibile ottenere un quadro estremamente chiaro di ci che sta al
di sotto della superficie dei fatti osservati. Ma come possiamo
sapere se una evidenza soggettiva di questo genere si accorda con
la natura di ci che abbiamo davanti a noi? Forse noi paghiamo la
chiarezza soggettiva del quadro abituale ignorando tutti i
processi, tutte le reciproche relazioni funzionali che possono
aver operato prima che vi sia una scena percettiva, e che in tal
modo influenzano le caratteristiche della scena stessa. Ci
possiamo permettere di imporre alla percezione una estrema
semplicit, che obiettivamente essa non possiede?.
Ricordiamo che Wertheimer cominci a ragionare in questo modo
quando sperimentava in situazioni percettive non statiche, ma con
oggetti visivi che erano in movimento mentre gli stimoli
corrispondenti si mantenevano immobili. Questi movimenti
apparenti, come li denominiamo oggi, si verificano quando diversi
oggetti visivi appaiono e scompaiono secondo determinati rapporti
temporali. Usando ancora l'attuale modo di esprimersi, in queste
circostanze si verifica una interazione la quale, per esempio, fa
apparire un secondo oggetto estremamente vicino, o addirittura
coincidente, con un primo oggetto che sta scomparendo, cosicch il
secondo oggetto pu muoversi verso la sua posizione normale solo
quando il primo, e perci l'interazione, tende di fatto a
vanificarsi. Se questa  interazione, essa non si verifica, in
quanto tale, sulla scena percettiva. In questa scena noi possiamo
osservare semplicemente un movimento. Solo esaminando la
situazione fisica possiamo accorgerci che movimenti di questo
genere non corrispondono a movimenti obiettivi degli oggetti
stimolo, e che debbono perci essere spiegati dalla successione
dei due oggetti. Da ci consegue che, se il movimento osservato 
il risultato percettivo di una interazione, l'interazione stessa
si verifica al di fuori del campo percettivo. In tal modo il
movimento apparente conferm l'idea pi generale di Wertheimer:
noi non possiamo ammettere che la scena percettiva sia un
aggregato di elementi privi di rapporti, poich i processi che ne
stanno alla base sono gi fra loro connessi funzionalmente quando
la scena, emergendo, ne rivela gli effetti.
Wertheimer non forn una spiegazione pi specifica di carattere
fisiologico, e d'altro canto ci sarebbe stato impossibile in
quell'epoca. Egli si volse in seguito a considerare se le
caratteristiche dei campi percettivi statici siano anch'esse
influenzate da interazioni.
E' noto il modo in cui egli studi la formazione di unit
percettive molari, e pi in particolare la formazione di gruppi di
oggetti di questo genere. Le figure usate a questo fine sono
riprodotte in un gran numero di testi. Esse dimostrano in modo
evidente che sono i rapporti fra gli oggetti visivi a decidere
quali di essi diventeranno membri di un gruppo e quali no, e
perci il luogo in cui un gruppo si separa dall'altro. Questo
fatto indica chiaramente che i gruppi percettivi sono determinati
da interazioni; e poich l'osservatore ingenuo  consapevole
esclusivamente del risultato, cio dei gruppi percepiti, e non
della loro dipendenza da particolari rapporti, queste interazioni
dovrebbero verificarsi ancora una volta fra i processi
sottostanti, anzich nel campo percettivo.
Vorrei aggiungere un ulteriore rilievo su questo primo stadio di
sviluppo della psicologia della Gestalt. In quegli anni,
certamente, gli psicologi della Gestalt non si accontentavano dei
fatti di cui si poteva disporre. Eravamo eccitati da ci che
avevamo scoperto, e ancor pi dalla prospettiva di trovare altri
fatti che ci avrebbero ulteriormente illuminati. Ma non era solo
la stimolante novit della nostra impresa che ci ispirava. Vi era
anche una generale sensazione di sollievo, come se fossimo fuggiti
da una prigione. E la prigione in effetti era la psicologia che
veniva insegnata nelle Universit quando eravamo ancora studenti.
A quel tempo eravamo stati colpiti dalla tesi secondo cui tutti i
fatti psicologici (e non solo quelli percettivi) sarebbero
consistiti in atomi inerti privi di rapporti, e che i soli fattori
atti a combinare questi atomi, e perci a introdurre l'azione,
sarebbero state associazioni, formate esclusivamente per
contiguit. Ci disturbava il fatto che questo quadro fosse
disperatamente privo di senso, e che la vita umana, in apparenza
cos piena di colori e di intensa dinamicit, venisse
implicitamente ridotta a un flusso informe e oscuro. Questo non
accadeva nella nostra concezione, e presentivamo che nuove
scoperte si sarebbero unite per distruggere ci che rimaneva della
vecchia concezione. Ben presto altre scoperte, che furono tutte
opera di psicologi della Gestalt, rafforzarono la nuova corrente.
Rubin richiam l'attenzione sulle differenze tra figura e sfondo;
David Katz prov pi volte il ruolo dei fattori formali nel campo
del tatto e della visione cromatica, e cos via. Perch tanto
interesse proprio per la percezione? Semplicemente perch in
nessun'altra parte della psicologia vi sono dei fatti disponibili
per l'osservazione in modo cos immediato. Era speranza comune
che, scoperti in questo campo della psicologia i principi
funzionali fondamentali, si potesse provare l'azione e
l'importanza di questi stessi principi in campi diversi, come
quello della memoria, dell'apprendimento e del ricordo. In
effetti, Wertheimer e io stesso iniziammo i nostri primi studi sui
processi intellettivi proprio da questo punto di vista; un po' pi
tardi Kurt Lewin cominci i suoi studi sulla motivazione che, in
parte, seguivano la stessa linea; applicammo inoltre il concetto
di Gestaltung o di organizzazione alla memoria, all'apprendimento,
e al ricordo. E probabilmente sono familiari a tutti gli sviluppi
in America, l'ulteriore analisi del pensiero condotta da
Wertheimer, le ricerche di Asch e di Heider nel campo della
psicologia sociale, il nostro lavoro sulle immagini consecutive e
forse anche quello sulle correnti cerebrali.
Nel frattempo un aiuto inaspettato era venuto dalle scienze
naturali. Per dare un solo esempio: le parti di unit percettive
molari spesso hanno caratteristiche che non manifestano affatto
quando sono separate da tali unit. Entro un'entit visiva
maggiore una parte pu essere, per esempio, un angolo di questa
entit, un'altra parte il suo contorno o confine, e cos via. Ora
ci sembra ovvio; ma nel campo della psicologia nessuno lo aveva
visto prima: lo stesso accade in qualsiasi sistema fisico che
comprenda internamente delle interazioni. Queste interazioni
influenzano le parti del sistema, finch eventualmente, in stato
di quiete, le caratteristiche di tutte le parti sono tali per cui
le rimanenti interazioni si equilibrano reciprocamente. Se dunque
i processi nel sistema nervoso centrale seguissero la stessa
legge, la dipendenza dei fatti percettivi locali da condizioni che
riguardano entit maggiori non potrebbe pi essere considerata
come un enigma. Confronti di questo genere hanno incoraggiato
molto gli psicologi della Gestalt.
In America pu aver sorpreso questo intenso interesse per la
fisica da parte di individui facili all'entusiasmo come gli
psicologi della Gestalt. Si ritiene generalmente che la fisica sia
una scienza particolarmente severa. Eppure questo ci  capitato in
modo del tutto naturale. Per intenderci, i nostri ragionamenti nel
campo della fisica non avevano alcuna pretesa di introdurre
modifiche nelle sue leggi, o di introdurre nuove idee. Eppure,
quando confrontammo i dati della nostra ricerca psicologica con il
comportamento di certi sistemi fisici, alcune parti delle scienze
naturali apparvero in una luce diversa. Considerando le leggi
della fisica si pu mettere in rilievo questo o quell'aspetto del
loro contenuto. Il particolare aspetto delle formule al quale gli
psicologi della Gestalt dedicarono il loro interesse aveva, per
vari decenni, attirato una ben scarsa attenzione. Non si erano mai
commessi errori nell'applicarle, perch ci che ora ci affascinava
era sempre stato presente nella loro forma matematica. Ma vi  una
differenza fra il rendere esplicito ci che  contenuto in una
formula e il farne uso come strumento attendibile. Avevamo buone
ragioni per essere sorpresi da ci che avevamo scoperto; ed 
perci naturale che esultammo quando il nuovo modo di leggere le
formule ci rivel che l'organizzazione  ovvia in alcune parti
della fisica come in psicologia.
Detto per inciso, vi furono altri non meno interessati a questo
nuovo modo di leggere di quanto lo eravamo noi. Queste persone
erano fisici eminenti. Max Planck mi disse una volta che egli si
aspettava una chiarificazione di alcune difficolt che si erano
manifestate proprio allora nella fisica quantistica, se non
addirittura una chiarificazione del concetto stesso di quantum.
Alcuni anni dopo Max Born, il grande fisico che formul la
meccanica quantistica nei suoi termini attuali, in uno dei suoi
scritti espresse quasi la stessa idea. E solo pochi anni fa, ho
letto uno scritto di Bridgman dell'Universit di Harvard, nel
quale, si interpreta il famoso principio di Heisenberg in termini
tali che sono tentato di chiamare Bridgman un fisico della
Gestalt.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1993, volume terzo, pagina 327-331.
